Ho avuto invece quasi l’impressione (ma spero di sbagliarmi) di una certa disaffezione, dopo le recenti vicende, fra il pubblico ed il MMF, due “entità” che in questi ultimi anni con la gestione Chiarot avevano ricominciato a parlarsi.
A conti fatti comunque è stato un vero peccato per gli assenti: si è trattato di una serata che avrebbe meritato il Tutto esaurito, se non altro per la maiuscola prestazione di Sergej Krylov; invece era stata aperta solo la platea del Teatro, e non era neppure pienissima.
Da notare anche che la presenza in locandina di una sinfonia quasi sconosciuta (addirittura in Prima esecuzione italiana!) di un compositore pochissimo noto al grande pubblico come George Enescu, evidentemente legata alla partecipazione dei complessi fiorentini al Festival omonimo di Bucarest, non è sembrata proprio il massimo (non parliamo ovviamente del celebre Concerto n. 1 di Niccolò Paganini) per radunare a teatro folle di ascoltatori che si accapigliano per conquistare un biglietto.
Una sinfonia piuttosto lunga ed assai impegnativa peraltro, vista la presenza di una nutrita orchestra (comprendente anche pianoforte ed organo) e del coro, che nel terzo movimento Lento ma non troppo ha una non trascurabile parte, curiosamente senza parole. La composizione sembra dipanarsi un po’ a fatica ma con una notevole gradevolezza anche ad un primo ascolto, anche se il linguaggio appare eclettico e davvero poco personale.
Possiamo dire che il brano (composto negli anni 1916-18 e sottoposto dall’autore a successive revisioni) non si innalza quasi mai da un generico post-romanticismo, con un’aura di rarefazione e a tratti di chiesastica solennità, un pizzico di Debussy di qua ed un pizzico di Berlioz di là, brano che Luisi “spreme” al massimo traendone con perizia tutto il possibile e cercando di evitare cadute di interesse da parte degli ascoltatori. Ottima la prestazione dell’Orchestra (con primo violino Mihaela Costea), dal suono sempre bello, preciso e levigato, e Coro del MMF, istruito e diretto come sempre in maniera impeccabile da Lorenzo Fratini.
Venendo a quello che si può definire il “piatto forte” della serata e cioè il Concerto n. 1 op. 6 per violino di Niccolò Paganini, dobbiamo anzitutto dire che la pagina è sempre stata nel repertorio di tutti i solisti di violino per la grande “presa” sugli ascoltatori derivante delle enormi e diaboliche difficoltà tecniche, e forse anche (al pari di tutte le altre composizioni del Genovese) per quel certo sentore di zolfo, legato al virtuosismo trascendentale non meno che alla personalità artistica dell’autore, con tutta la copiosa aneddotica che la sua figura si porta dietro.
Fu pubblicato postumo nel 1851, ed è il primo dei sei concerti composti da Paganini (ma non tutti sono giunti fino a noi); appartiene al periodo della maturità del musicista ed in particolare agli anni 1817-1818 quando il compositore aveva poco più di trenta anni.
Sergej Krylov (fino a una settimana fa sul sito ufficiale del MMF ribattezzato Kylov, tanto da far pensare ad un nuovo e a me sconosciuto violinista quasi omonimo), da noi ascoltato e recensito per Operaclick pochi giorni fa in un programma cameristico a Pieve a Elici, si conferma splendido strumentista capace di venire a capo con disinvoltura delle diaboliche difficoltà della scrittura paganiniana. Intonazione ottima, bel suono sempre molto sorvegliato, tecnica dell’arco di micidiale precisione: volendo spaccare il capello in quattro, l’unica cosa che mi sento di rimproverargli (e un po’ me ne vergogno, davanti ad una prestazione del genere) è una certa carenza di abbandono, un po’ di reticenza a “lasciarsi andare” in certe frasi cantabili del secondotempo Adagio espressivo del Concerto n. 1, con le quali Paganini sembra voler fare il verso con ironia ad una vocalità di stampo prettamente lirico, tenorile o sopranile che sia.